
Richter, 93 anni e 270 tele: imperdibile retrospettiva a Parigi
Una delle fondazioni d'arte che riesce a decidere un viaggio, per noi, è certamente la Fondation Louis Vuitton a Parigi. L'ultima mostra-evento è la più vasta retrospettiva dedicata a Gerhard Richter: 270 opere prodotte tra il 1962 e il 2024, curate da Dieter Schwarz e Nicholas Serota, allestite nei bellissimi spazi dell'edificio firmato Frank Gehry nel Bois de Boulogne (fino al 2 Marzo 2026).
Come sempre chi - come noi - non avesse idea della complessità del lavoro di questo artista può seguirne l'evoluzione in un bel percorso cronologico: ogni galleria copre circa un decennio, e il percorso parte da Tisch (1962), che Richter stesso colloca come prima dichiarazione artistica matura, numero uno del suo catalogo ragionato. Il tavolo ripreso da una rivista italiana degli anni Cinquanta, poi sfocato, coperto, riscritto, è già tutto il programma: non si dipinge dalla realtà, ma da una sua mediazione. Fotografia, ritaglio, memoria — sempre un filtro tra l'occhio e la mano.
Il percorso attraversa i foto-dipinti in bianco e nero degli anni Sessanta — Onkel Rudi in uniforme, i bombardieri, le immagini di cronaca prelevate dai giornali —, dove la storia tedesca affiora senza essere dichiarata. Poi Atlas, l'archivio visivo avviato nel 1962 e mai chiuso, in cui fotografie private, ritagli e schizzi convivono senza gerarchia: un atlante della percezione, non della narrazione.
Le sculture in vetro degli anni Sessanta — Vier Glasscheiben (1967), 8 Glasscheiben (1967) — aprono una linea di ricerca parallela: superfici che riflettono, moltiplicano, includono lo spettatore nell'opera. Lo stesso principio torna con Mirror, Blood Red e Corner Mirror (1991), dove il colore non decora ma trasforma lo spazio fisico.
Gli anni Settanta portano le Color Charts (1966–1974), ispirate alle tavole cromatiche industriali, e i Gray Paintings (1968–1976): il grigio come campo di tensione, non come rinuncia. È forse il gesto più radicale di Richter — scegliere il non-colore, il colore di tutto e di niente, e farne una pittura. Poi arrivano gli Abstraktes Bild, i grandi astratti costruiti e distrutti con spatole e raschietti, in cui controllo e caso si elidono a vicenda senza che uno prevalga mai sull'altro.
La retrospettiva si chiude con opere fino al 2024: Richter ha smesso di dipingere nel 2017, ma ha continuato a disegnare. Questo dato, che potrebbe sembrare una nota biografica marginale, la mostra lo tratta come quello che è: la fine di un ciclo lungo sessant'anni, documentato qui nella sua interezza per la prima volta.
Informazioni - Fondazione Luis Vuitton
Post per X: Chiude il 2 marzo. Alla Fondation Louis Vuitton di Parigi è in corso la retrospettiva più ampia mai dedicata a Gerhard Richter: 270 opere, 60 anni di lavoro, un solo percorso possibile. Ultimo weekend il 28 febbraio–1° marzo. #GerhardRichter #FondationLouisVuitton #ArteContemporanea #Parigi #Pittura

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